Intervista von Claude Nicollier, keynote Speaker

È stato il primo e finora unico svizzero ad andare nello spazio. Nato nel settembre 1994 a Vevey, Claude Nicollier è stato astronauta della NASA, pilota di linea, pilota militare e anche pilota collaudatore.

Isabelle Guggenheim: Grazie per aver accettato di essere il relatore principale alla Lions National Convention di Basilea e per voler condividere con noi alcuni momenti salienti della sua vita. Come si descrive?
Claude Nicollier: Sono una persona normale che ha una passione per le stelle, gli aerei e le astronavi, e che ha avuto l’incredibile privilegio di poter andare nello spazio per ben quattro volte. Parecchio lavoro per riuscirci, certamente, ma anche molta fortuna!

In che momento è Claude Nicollier obiettivo, che agisce e pensa, e quando quello emotivo? 
Nicollier: Il più delle volte sono Claude Nicollier che agisce e pensa in modo obbiettivo, soprattutto quando mi si chiede di assumere delle responsabilità e di svolgere compiti difficili e critici. Le faccio un esempio: mi è stato chiesto di sostituire il computer di controllo del telescopio spaziale Hubble, a 600 km di altezza, durante un volo nello spazio nel dicembre 1999. Ero uno dei sette membri dell’equipaggio della terza missione di manutenzione dell’osservatorio orbitante. Dopo aver eseguito come previsto un tale compito, di solito lascio spazio alle emozioni che sono quasi sempre molto positive.

Cosa farebbe di diverso nella sua vita se potesse tornare indietro nel tempo?
Nicollier: Non cambierei molto se non una cosa: farei di tutto per passare più tempo con la mia famiglia, con mia moglie e le mie due figlie. Anche quando si è estremamente occupati, come ad esempio durante le fasi finali della preparazione di una missione spaziale, bisognerebbe fare il possibile per trascorrere del tempo con la famiglia. Mi rammarico di non averlo sempre fatto.

Una volta ha detto che l’esperienza più importante dello spazio è stata quella di porsi sempre obiettivi chiari. Come si è concretizzata questa esperienza?
Nicollier: Effettivamente ho vissuto questa esperienza  più di una volta. È fondamentale avere obiettivi chiari e perseguirli con  diligenza e perseveranza soprattutto quando ci sono degli ostacoli che rendono il viaggio difficile.

Il più bel posto del mondo?
Nicollier: Non sono un grande fan delle città. Mi piacciono i deserti e le grandi catene montuose. Sono sempre stato affascinato dalle Ande, dal deserto di Atacama, dal Salar de Uyuni in Bolivia. Sono stato in quella parte del mondo diverse volte. Visti dallo spazio il deserto del Sahara o l’Himalaya sono mozzafiato.

Lei ha spiegato in un’intervista che il fenomeno della depressione dopo una missione spaziale è probabilmente legato all’alta pressione a cui sono sottoposti gli astronauti. Come affronta personalmente la pressione?
Nicollier: In questo lavoro devi imparare a convivere con la pressione. Se non ami questa sensazione devi cambiare mestiere. Non c’è dubbio che ci sono anche altri lavori che comportano una certa dose di stress, ma i viaggi nello spazio e in particolare le fasi critiche come l’uscita e il rientro nell’atmosfera terrestre sono dei momenti di un’intensità estrema.

Oltre alle esperienze al di fuori dell’atmosfera terrestre lei descrive la scalata del Cervino nel 1994, effettuata con sua figlia di 16 anni, come il momento più importante della sua vita.
Nicollier:  È stato sicuramente un momento importante della mia vita, soprattutto perché è stato condiviso con un membro della famiglia. È stata anche una meravigliosa lezione di vita per mia figlia Marina.

Come hanno affrontato la sua famiglia e i suoi figli la celebrità del padre?
Nicollier: 
Ho sempre cercato di minimizzare il fattore «celebrità». Insisto sul fatto che sono un funzionario pubblico che fa il suo mestiere. Uno dei vantaggi di questo lavoro per la famiglia e per i figli è stato poter incontrare persone molto interessanti: amici e colleghi coinvolti in quest’avventura multiculturale e affascinante che abbiamo condiviso. 

E per lei? Le manca la normalità dell’anonimato o le piace il costante clamore della celebrità?
Nicollier: Nessuna celebrità, lo ribadisco. Ho sempre minimizzato questo statuto di «celebrità » e sono tornato a una vita quasi normale da un bel po’. Ora mi impegno per stimolare l’interesse di scolari e studenti sul valore della ricerca nei campi della scienza spaziale e dell’astrofisica.

Se potesse esprimere un desiderio…
Nicollier: Desidererei un futuro armonioso e felice per la mia famiglia e per l’umanità intera, ma questo, purtroppo, di questi tempi, non è evidente.

Intervista:: Isabelle Guggenheim

Un incidente d’auto nella Pasqua del 1969 avrebbe potuto porre fine alla sua carriera di pilota, a quei tempi del Fliegerstaffel 5 della Swiss Air Force. Quando Claude Nicollier vide il primo allunaggio in televisione, il 21 luglio 1969, fece il possibile per poter volare di nuovo. Un anno dopo era in una cabina di pilotaggio, ha studiato fisica a Losanna e si è laureato nel 1970. In seguito ha proseguito gli studi in astrofisica a Ginevra e ha concluso successivamente una formazione come pilota di linea per poi volare sul DC-9 della Swissair. Dal 1976 ha lavorato come scienziato dell’ESA a Noordwijk (NL), dove ha fatto domanda per diventare pilota spaziale. Fu selezionato per il primo gruppo di astronauti ESA nel dicembre 1977. L’asteroide 14826 porta il suo nome.